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Intervista a Mohamed Zouaoui, Globo d’Oro per I Fiori di Kirkuk

08/09/2011 | Interviste | |
Intervista a Mohamed Zouaoui, Globo dOro per I Fiori di Kirkuk

Mohamed Zouaoui è nato a Mahdia una località di mare in Tunisia. E’ stato una promessa del calcio Tunisino dove ha giocato fino all’età di 20 anni. Ha fatto il fotografo, l’animatore turistico in Tunisia, Svizzera, e in Italia, arrivato a Roma ha scoperto l’istintiva vocazione per la recitazione. Ha partecipato a diverse fiction televisive di successo: Ris, La squadra, Capri, Don Matteo, Ho sposato uno sbirro ecc., poi il  cinema con I fiori di Kirkuk, di Fariborz Kamkari, regista curdo-iraniano, il film che lo ha maturato umanamente e professionalmente.

La tua interpretazione in 'I Fiori di Kirkuk'  ti ha permesso di vincere il Globo d’Oro come Attore Rivelazione. Ci racconti qualcosa del tuo personaggio?
Il personaggio di Mokhtar, il militare, è stato una vera rivelazione per me. Ero candidato per un altro ruolo, il secondo  protagonista maschile che era Sherko, il medico. Però, dopo aver letto la sceneggiatura, mi sono talmente innamorato del ruolo di Mokhtar che ho fatto di tutto per convincere il regista ad affidarmi la parte, l’ho imparata a memoria e mi sono presentato all’audizione vestito da militare... e’ un personaggio molto ambiguo, aggressivo, violento, ma allo stesso tempo ama la musica, suona il violino e ha un animo sensibile e protettivo, insomma il vero innamorato arabo.

Il film è stato girato in Iraq. Difficoltà nel girarlo? Sensazioni particolari?
Appartenendo all’etnia araba non immaginavo che avrei avuto grandi difficoltà nell’ambientarmi, invece  giravamo in un paese che appartiene all’etnia curda, dove gli arabi non sono tollerati dopo quello che ha fatto Saddam Hussein. E’ stato davvero difficile, è  un paese in guerra dove ci sono posti di blocco ovunque, muoversi era davvero complicato. Per spostarmi con la macchina  io stesso dovevo avere la scorta perché,  interpretando un militare iracheno, potevo essere in pericolo, una cosa surreale: sembrava di vivere  un film dentro un film. Direi che è stata una delle esperienze più importanti e toccanti della mia vita, mi ha arricchito professionalmente ma soprattutto umanamente . Ho imparato che non si devono dare giudizi approssimativi basandosi esclusivamente su quello che ci arriva dai media e dai giornali.  Immaginate  che erano 40 anni che non si giravano film in Iraq, la popolazione praticamente non conosce il cinema, eppure abbiamo trovato tante persone meravigliose che ci hanno aiutato con entusiasmo e disponibilità.

Visto che sei nato a Tunisi, che ne pensi di questa rivoluzione politica e culturale partita proprio dalla Tunisia?
Il mio paese ha bisogno di un cambiamento. Come tanti altri paesi arabi non abbiamo mai avuto una vera democrazia. Devo ringraziare il mio popolo, il popolo tunisino, che ha avuto un grande coraggio e in particolare voglio ricordare questo  giovane di 27 anni, che si chiamava come me, Mohamed e che ha sacrificato la sua vita per la libertà . Nel mio paese  e nel mondo arabo non ci sono diritti: è assurdo ma bisogna arrivare a compiere dei gesti  estremi  per far ascoltare la propria voce. Il gesto di Mohamed  Bouazizi, che si è bruciato vivo in una piazza, ha dato  inizio a una rivoluzione in tutto il mondo arabo. In Tunisia dalla fine degli anni ’50 abbiamo avuto solo due presidenti, uno è rimasto in carica per  30 anni, e un altro per 24… è ora di cambiare, siamo stanchi di despoti che comandano con il nepotismo, politici che vivono nel lusso più sfrenato mentre la povera gente patisce la fame. Sono fiero della risposta del mio popolo che ha sofferto  questa dittatura e spero che finalmente arriverà un grande cambiamento in tutto il mondo arabo.

Come nasce la tua carriera cinematografica?
Ho cominciato a lavorare come animatore turistico nei villaggi, partendo dalla Tunisia e poi in Italia. Ho fatto il capo animatore in tante località turistiche. E’ stato il lavoro più bello della mia vita, una grande scuola, un lavoro  che mi ha formato e che mi ha maturato tanto. Mi ha dato la possibilità di conoscere tanta  gente e di raccogliere stima e affetto che non dimenticherò mai. La mia carriera cinematografica è nata per caso.  Ero a Roma e un’agenzia con cui lavoravo mi ha chiamato per interpretare Bassan un ragazzo palestinese in un film TV dal titolo ‘Posso chiamarti amore’ di Paolo Bianchini, sono stato preso subito senza nemmeno fare i provini. Cominciava così la mia carriera di attore che  proseguiva con tante partecipazioni a fiction televisive di successo, fino a questa grande possibilità che mi ha dato il regista curdo, Fariborz Kamkari, affidandomi la parte di 'Mokhtar.

L’emozione nel ricevere il Globo d’Oro e se ti aspettavi questo premio.
Sapevo di aver fatto un buon lavoro.  Era un ruolo difficile che dovevo recitare in lingua originale, in iracheno, mi sono impegnato tanto e ho lavorato tanto su di me, sentivo molto mio il personaggio, così bello e poetico. Vi dico la verità l’emozione nel ricevere il premio non è stata così grande. E’ vero è un riconoscimento importante, ma non credo molto ai premi assegnati nel cinema, non sono sempre meritati… così quella sera non ero particolarmente emozionato. Ero cosciente però di aver fatto un buon lavoro e sapevo che anche la stampa e il pubblico avevano apprezzato la mia interpretazione, diciamo che è stato una fortuna interpretare un ruolo cosi profondo e significativo.

I tuoi progetti futuri?
Ho appena finito di girare una fiction tv e in questo mese comincerò a girare una pellicola indipendente dal titolo ’’Carta Bianca’, anche questo è un film a cui tengo molto, diretto da un bravo regista colombiano, Andreas Maldonado. E’ una storia pazzesca e realmente accaduta: un ragazzo marocchino lasciato morire di freddo a Ferrara il giorno di San Valentino, il 14 febbraio dello scorso anno. Ho visto un filmato originale dove si  vedono le auto passare indifferenti davanti a questo ragazzo senza che nessuno si preoccupi di aiutarlo o di chiamare i soccorsi. Mi chiedo come puo’ finire in questo modo la vita di un essere umano? Questa storia pazzesca, che ha avuto risalto solo su qualche emittente locale sarà la trama di questo film.

Il regista italiano con cui ti piacerebbe lavorare?
Ci sono tanti ottimi registi in Italia, mi viene in mente Salvatores  e sicuramente Ferzan Ozpetek un regista che riesce a ottenere sempre il massimo dai suoi attori e quindi particolarmente adatto per far risaltare le doti degli attori emergenti.

Perché è così difficile emergere in Italia per i giovani attori?
Sono tanti anni ormai che vivo in Italia e posso affermare che purtroppo  non solo nel cinema c’è poco spazio per i giovani. Quando parlavo dei premi  mi riferivo un po’ anche a questo, si tende a premiare e a far lavorare sempre i soliti visi noti, c’è poca voglia di cambiare e di rischiare. E’ un po’ quello che succede nella politica italiana sono sempre gli stessi  da 50 anni. E tornando al cinema pensate ai film di Natale per esempio… gli stessi da 30 anni, con gli stessi attori, gli stessi soggetti e gli stessi dialoghi. E’ ovvio che i giovani non trovano spazio. Immaginatevi poi che difficoltà per chi non è nato qui. L’Italia non è ancora un paese multiculturale, l’immigrato rimane un immigrato. Nel cinema italiano i ruoli che ci offrono sono sempre gli stessi: lo spacciatore, il criminale… ma sento che le cose cambieranno, anzi sono sicuro… meglio essere ottimisti.

Per concludere: il tuo film da Voto 10?
Di film da Voto 10  potrei  citarne almeno 10… Taxi Driver, Toro Scatenato, Shindler‘s list… ma, se proprio devo sceglierne uno,  direi Il Cacciatore: un film straordinario.

 


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