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Oltre la notte - Recensione

14/03/2018 | Recensioni |
Oltre la notte - Recensione

Negli ultimi anni ci siamo abituati a pensare alla minaccia del terrorismo di matrice islamica come unica causa delle tante stragi che hanno insanguinato l’Europa e gli Stati Uniti ma anche altri terrorismi hanno seminato terrore e morte uccidendo vittime innocenti. 
Tra il 2000 e il 2007 in Germania il gruppo neonazista NSU (Nationalsozialistischer Untergrund o Clandestinità Nazionalsocialista) si è macchiato di dieci omicidi a sfondo razziale. “Omicidi del kebab” vennero ribattezzati in modo piuttosto macabro perché i morti erano tutti immigrati. Ma solo nel 2011 gli investigatori furono in grado di ricondurre le violente azioni a quella cellula che fu scoperta solo nel novembre di quell’anno.
Proprio di queste turpi uccisioni compiute dalla galassia neonazi parla il film di Fatih Akin Oltre la notte presentato al Festival di Cannes 2017 dove la protagonista Diane Kruger ha vinto il premio per la migliore interpretazione femminile. 
Il film si svolge in Germania e racconta la storia di Katja che ha un marito di origine turca, Nuri, e un figlio di nome Rocco. I due hanno messo su un’attività di sostegno per le minoranze in Germania. Un giorno la vita di Katja viene sconvolta da una bomba che esplode nell’ufficio di Nuri uccidendo l’uomo e suo figlio. Distrutta da dolore, la donna intraprende una lunga battaglia per vedere incriminati i responsabili da lei identificati sul luogo dell’esplosione, una coppia appartenente a un’organizzazione neonazista. Affiancata dall’amico avvocato Danilo Fava, Katja affronta il lungo processo che sarà per lei un’esperienza durissima.

Un pugno forte, dritto nello stomaco, questa è la prima reazione che suscita Oltre la notte, opera che ha raccolto premi in giro per il mondo tra cui il Golden Globe 2018 come miglior film straniero. La sofferenza profonda, un dolore così atroce che sembra togliere il respiro e la voglia di vivere, poi la reazione, la lotta, il desiderio di giustizia, la vendetta.
Una fase processuale lunga, estenuante, che occupa la parte centrale del film, e la determinazione di una difesa dura, ostinata (fin troppo, a guardare quell’avvocato difensore dai lampi quasi mefistofelici), capace di usare tutti i mezzi per scagionare gli imputati e rendere nulle le accuse della protagonista.
Il film di Akin ha indubbiamente il merito di focalizzare l’attenzione su quel terrorismo ‘interno’ all’Europa, un terrore di marca razzista basato ancora sull’ideologia della supremazia della razza ariana. Un rigurgito di nazismo le cui ‘gesta’ sono ricordate prima dei titoli di coda del film. Ma Oltre la notte è soprattutto un’indagine sull’universalità del dolore e sulle sue diverse declinazioni. Dolore, sete di giustizia, vendetta, il film di Akin scava all’interno di questi sentimenti entrandone nelle pieghe più nascoste.
Accanto al preciso ritratto della protagonista, il regista dipinge con rapide pennellate anche la figura del marito della donna ucciso nell’attentato: un curdo di nazionalità turca con precedenti per spaccio di droga scontati con la detenzione in carcere. Non un santo, ma un uomo comune i cui precedenti vengono usati in fase processuale dalla difesa dei due imputati neonazisti. 
Diviso in tre parti, prima dramma, poi legal thriller, poi revenge movie, Oltre la notte regala momenti di intensa drammaticità nella prima parte per poi scivolare verso un finale su cui la smania di vendetta la fa da padrona. Fino al colpo di scena finale.
Stando anche alle dichiarazioni del regista nato ad Amburgo da genitori turchi, la ragion d’essere del film sembra nascere da urgenze personali e familiari: denunciare la scia di omicidi a sfondo razzista accaduti per mano di gruppi neonazisti in Germania nel primo decennio degli anni duemila (il fratello di Akin conosceva una delle vittime uccise in un attentato ad Amburgo) puntando il dito sulle indagini della polizia che in un primo momento si sono concentrate all’interno della comunità delle vittime chiamando in causa ambienti della droga e del gioco d’azzardo, sottovalutando il pericolo del terrorismo neonazista. Un film per non dimenticare insomma, non privo di difetti soprattutto nella corsa finale alla vendetta (e con qualche banalità di troppo come la figura della mamma di Katja che accusa la figlia di essersi rovinata sposando un turco ex spacciatore), ma che ha avuto il merito di offrire un’occasione diversa per la diva tedesca Diane Kruger che questa volta recita con poco trucco e nella sua lingua madre. 
La sofferenza, le lacrime, il dolore, l’urgenza di giustizia e verità sono tutte impresse sul suo volto di donna, di moglie, di madre. 
 
Elena Bartoni
 

 


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