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Rupert Everett a Roma per presentare The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde

10/04/2018 | Interviste |
Rupert Everett a Roma per presentare The Happy Prince – Lultimo ritratto di Oscar Wilde

L’attore e regista inglese Rupert Everett è nella capitale dove questa mattina ha presentato The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, film del quale è regista, sceneggiatore e straordinario interprete nei panni del celebre autore inglese.

Il film racconta gli ultimi infelici anni di vita dello scrittore, quelli che vanno dalla scarcerazione (dopo una condanna per sodomia) fino alla morte. Un Oscar Wilde è malconcio, malato e vagabondo. Il film è un progetto inseguito per dieci anni da Everett che ora finalmente vede la sua realizzazione, grazie anche all’apporto di una della casa di produzione del film, l’italiana Palomar. 
The Happy Prince uscirà nelle sale il prossimo 12 aprile distribuito da Vision Distribution in circa 150 copie.

Dopo la proiezione per la stampa, Rupert Everett, in gran forma nonostante i suoi 58 anni, ha risposto alle numerose domande in un’affollata conferenza stampa condotta da Piera Detassis.

La prima domanda riguarda i due ultimi ruoli interpretati dall’attore inglese. Un inquisitore nel remake televisivo del Il nome della rosa e Oscar Wilde negli ultimi suoi anni di vita.  Due personaggi agli antipodi. E’ la tua doppia faccia?
Rupert Everett: “Era una grande opportunità recitare in ruoli così diversi anche se Oscar Wilde era un uomo molto religioso, ha scritto tante cose fantastiche su Cristo e mi dispiace che questa cosa sia sfuggita a molti magazine. Ma l’Inquisitore di Umberto Eco è molto più cattivo”.
 
Lei ha voluto a tutti i costi interpretare questo ruolo di Oscar Wilde.
R.E: “Ho scritto lo scenario dieci anni fa, ci ho messo dieci anni per trovare i soldi e ringrazio la Palomar, in questo momento trovare i soldi per un film non era facile. Se questo film in particolare lo avessi scritto cinque anni o dieci anni prima, quando avevo più successo, forse sarebbe stato più facile, ma invece quando ho scritto questo film non avevo molto successo ed era molto più difficile”.
 
Quali sono state le critiche che più ha odiato e quali apprezzamenti ha più amato?
R.E. : ”A me non piace mai la gente che critica (ride). Credo che un film o ti piace o non ti piace. Penso di aver messo tutto me stesso in questo film. Non posso fare di più. Non voglio pensare alle critiche in questo momento, soprattutto a quelle negative”.
 
Nel film ci sono riferimenti alla sua parabola professionale? Quando ha fatto coming out sulla sua omosessualità lei ha lavorato meno…   
R.E. : “Io penso che nel mondo del cinema  è un mondo che è stato aggressivamente eterosessuale. Devi sempre trattare, negoziare, se sei gay prima o poi finisci per scontrarti con un muro. Intorno agli anni Ottanta e Novanta non era facile. Oscar Wilde per è stata una fonte d’ispirazione, e ricord che quando ero giovane, intorno alla metà degli anni Settanta a Londra, essere omosessuale era diventato legale solo da poco, dal 1968. Quindi la figura di Oscar Wilde è davvero stata un’ispirazione, è stato come ripercorrere le orme di Wilde”.
 
Nel film ci sono molti riferimenti al teatro e alla pittura. Ha avuto ispirazione anche da altre opere su Oscar Wilde e ispirazioni pittoriche?
R. E: “Sicuramente questo è vero per la pittura e la fotografia. Ci sono una serie di foto che avvolgono Parigi in questa specie di nebbia e mi servivano come riferimento perché non ho potuto girare a Parigi ma in parte in Germania, in parte in Belgio e ho dovuto ricreare le caratteristiche del paesaggio francese. E poi ci sono molti riferimenti a Toulouse Lautrec, per me sono stati fonte d’ispirazione. C’è anche l’ispirazione teatrale, basta guardare i numerosi sipari che si aprono e chiudono presenti nel film, d’altra parte Oscar Wilde era un personaggio fortemente teatrale”.
 
Oscar Wilde era irlandese, quindi fuori dall’establishment inglese. Gli hanno fatto pagare anche questa sua provenienza? Lo hanno visto come uno che dileggiava una società così gaudente come quello inglese?
R.E. :“Certo, molte persone dimenticano che Oscar Wilde era irlandese, non era un inglese era uno che guardava l’Inghilterra con sguardo da straniero, dall’esterno. Era estremamente snob e quando incontrò Lord Alfred Douglas (Bosie), nobile inglese, fu un evento eccezionale. Questa storia d’amore con un lord inglese era il massimo che lui potesse aspettarsi e pretendere da una storia d’amore. D’altra parte credo che dal punto di vista politico lui si sia portato addosso la tragedia, lo scandalo, perché fu lui a portare in tribunale il padre di Lord Alfred, se non lo avesse portato in tribunale forse l’establishment avrebbe finito per accettarlo. In un certo senso la ragione per la quale lui ha fatto quello che ha fatto è perché essendo una grande star non aveva più percezione e coscienza di come fosse realmente il mondo intorno a lui, aveva perso i confini del mondo reale. Secondo me gli inglesi più che aspettare il momento per colpirlo, hanno preferito accusarlo fino a distruggerlo, nonostante possiamo considerare la sua storia come quella di un’auto-distruzione. La distruzione lui se l’è autoinflitta”.
 
Perché ha scelto questo tipo di fotografia?
R.E: “Ho voluto che il film fosse una cosa a metà strada tra il cinema di Luchino Visconti e la qualità delle riprese delle telecamere a circuito chiuso. Volevo che ci fosse qualcosa di progettato e qualcosa che invece avesse lo stile della camera a spalla e della ripresa più naturalistica. Mi piace molto il modo di girare dei fratelli Dardenne, la macchina da presa che segue il personaggio, lo trovo bello e molto realistico”.
 
Perchè ha scelto di portare sullo schermo la seconda parte della vita di Oscar Wilde?
R. E. : “Gli ultimi anni di Oscar Wilde per me sono indicativi perché volevo restituire una storia estremamente romantica e trovo romantica l’ultima parte del diciannovesimo secolo, amo molto la Belle Epoque. Mi affascinano Wilde e anche Verlaine, due geni sottoposti a ostracismo dalla società e trasformati in relitti che vanno lungo i boulevard a elemosinare qualcosa da bere”.
 
Quali sono state le fonti su cui si è documentato per il film?
R.E. : “Ho letto quasi tutti i libri di Oscar Wilde, anche le lettere perché lui scriveva tutto quello che faceva ogni giorno ed era molto dettagliato nelle descrizioni, era quindi possibile rintracciare tutti i suoi passi”.
 
Ha pensato a “Morte a Venezia” di Luchino Visconti realizzando questo film?
R.E. : ”Si, ho auto in mente il personaggio di Tazio nel film di Visconti per Bosie. Io adoro Visconti. E’ a Tazio che ho pensato per il look di Bosie. Morte a Venezia lo considero un dei miei film preferiti in assoluto. D’altronde il mio viaggio nel cinema italiano è iniziato con un assistente di Visconti, Zeffirelli. Io ho visto e amato molto Romeo e Giulietta e Fratello Sole Sorella Luna. La mia introduzione al cinema è stata con registi italiani. Il cinema italiano in generale è molto più concentrato sul design e sui costumi molto più di qualsiasi altra cinematografia. In questo film ho avuto importanti collaborazioni per i costumi con Maurizio Millenotti e Gianni Casalnuovo. Anche il trucco e il parrucco sono stati realizzati da artisti italiani”.
 
Ha pensato da subito a se stesso per Oscar Wilde o c’erano altri attori?
R.E. : “Si, assolutamente, solo esclusivamente me anche perché cercavo di continuare a vivere nel mondo del cinema e quindi ho pensato di ritagliare per me un ottimo ruolo”.
 
Cosa ci può dire della religiosità di Oscar Wilde, presente in diverse scene? E’ frutto di reminiscenze religiose personali o c’è stato un consulente?
R.E. “Sicuramente Wilde nella sia vita ha flirtato con la chiesa cattolica. Nessuno sa perché non è fuggito per evitare la prigione. Forse perché lui ha visto nell’andare in prigione un’opportunità. Anche la sua idea di Cristo se si legge il suo “De Profundis” è molto interessante. Io nono stato cresciuto ed educato nel mondo cattolico e questo aspetto per me è molto importante” 
 
Quale messaggio ancora valido può dare Oscar Wilde al mondo gay?
R.E.:  “La storia di quest’uomo che viene distrutto perché omosessuale è qualcosa con la quale oggi ci si può identificare ancora oggi. Anche oggi questa cosa avviene in diversi paesi del mondo, in Russia, Giamaica, Cina e India molte persone vengono distrutte per questo motivo. E la cosa peggiore è che ciò accade anche in Inghilterra con il movimento UKIP e anche in Italia con le posizioni della Lega. L’atteggiamento omofobo sta diventando sempre più pericoloso. Ragazzini che si suicidano, città come Genova che non ospitano il Gay Pride; sono cose a cui tutti dobbiamo vigilare ed essere attivi”.
 
Cosa ci può dire della figura di Robbie Ross? Quanto è stata importante nel film?
R.E.: “Robbie secondo me è la figura più importante del film. Oscar Wilde era in realtà innamorato di Robbie. Robbie era la personificazione di quello che dovrebbe essere l’amore ma Wilde era troppo preso da se stesso per vederlo. Il vero rapporto d’amore era fra loro due. A Ross e a Bosie, Wilde diceva una stessa frase: ‘lui mi ama in un modo che tu non puoi capire’, facendoli soffrire entrambi”.
 
Elena Bartoni  
  
 

 


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