Le cose che posso cambiare, il documentario sulla parità di genere raccontata dagli adolescenti: trailer e anteprima
Il film di Serena Mannelli e Federico Micali debutta l'8 novembre al Festival dei Popoli di Firenze. Dieci ragazzi e ragazze raccontano gli stereotipi di genere e le loro conseguenze nella vita quotidiana.

Si può contrastare la violenza di genere partendo dalle parole, dalle abitudini e dagli stereotipi che accompagnano la crescita? È la domanda al centro di Le cose che posso cambiare, il nuovo film documentario di Serena Mannelli e Federico Micali, diretto da Micali, che sceglie di affrontare il tema della parità attraverso lo sguardo di dieci adolescenti.
Il film sarà presentato in anteprima assoluta domenica 8 novembre 2026, alle ore 11, al cinema La Compagnia di Firenze, nell’ambito della 67ª edizione del Festival dei Popoli, nella sezione Popoli Next Generation.
La proiezione anticipa una serie di appuntamenti legati alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che si celebra il 25 novembre, mentre la distribuzione nazionale del documentario è prevista per marzo 2027.
Le cose che posso cambiare: il trailer del documentario
Il trailer di Le cose che posso cambiare è disponibile sul canale YouTube di Voto 10 e offre un primo sguardo al percorso dei giovani protagonisti.
Dieci adolescenti raccontano gli stereotipi di genere
Al centro del documentario ci sono Orlando, Ada, Federico, Duccio, Dalia, Vittoria, Leone, Emma, Teresa e Giacomo: dieci ragazzi e ragazze impegnati in un percorso di ricerca, confronto e riflessione sugli ostacoli alla parità di genere.
Il film non affida il racconto a una spiegazione frontale degli adulti. Sono invece i giovani protagonisti a esplorare i comportamenti, i messaggi e le convenzioni che incontrano nella loro quotidianità, cercando di comprendere quanto possano influenzare il modo di pensare e di relazionarsi con gli altri.
Le loro riflessioni prendono forma attraverso discussioni, attività e incontri nelle scuole, dove emergono domande che riguardano tanto i rapporti personali quanto la società.
Quando nasce uno stereotipo? Perché alcuni comportamenti vengono considerati normali? E cosa possiamo fare, concretamente, per cambiarli?
Il documentario prova a cercare risposte senza semplificare un tema complesso, lasciando spazio alle esperienze e alle osservazioni dei ragazzi.
Dalla musica trap ai sociali stereotipi: le domande al centro del film
Il percorso raccontato in Le cose che posso cambiare attraversa molti degli ambienti culturali e sociali frequentati dagli adolescenti.
Si parla dei testi della musica trap, della rappresentazione di uomini e donne nel cinema, nell’arte e nello sport, ma anche dell’uso dei corpi nella pubblicità e del linguaggio utilizzato nelle conversazioni quotidiane.
Il gruppo affronta inoltre questioni come il catcalling, il consenso, le molestie verbali, le differenze nelle opportunità lavorative e il divario retributivo tra uomini e donne.
Argomenti diversi, collegati da una riflessione comune: le disuguaglianze non nascono necessariamente da episodi eclatanti, ma possono essere alimentate anche da convinzioni e comportamenti che si ripetono senza essere messi in discussione.
Il documentario osserva così il rapporto tra linguaggio, cultura e relazioni, mostrando come il confronto possa diventare uno strumento per riconoscere ciò che spesso passa inosservato.
Gli stereotipi iniziano dall’infanzia
Uno degli aspetti affrontati dal film riguarda il modo in cui gli stereotipi di genere possono formarsi già durante l’infanzia.
La distinzione tra giochi considerati maschili o femminili, l’associazione dei colori rosa e azzurro a generi differenti e le rappresentazioni tradizionali di principi coraggiosi e principesse da salvare sono alcuni degli esempi esaminati dai protagonisti.
Il confronto prosegue anche attraverso laboratori nelle scuole con bambini e bambine più piccoli, durante i quali emergono convinzioni che possono essere apprese e trasmesse fin dai primi anni di vita.
Da queste osservazioni prende forma una delle immagini centrali del documentario: la piramide della violenza.
Alla sua sommità si trovano gli episodi più estremi, mentre alla base ci sono parole, gesti, atteggiamenti e abitudini quotidiane. Il film invita a interrogarsi proprio su questa base, suggerendo che il cambiamento possa iniziare dal riconoscimento di ciò che viene abitualmente tollerato o considerato innocuo.
Il significato del titolo Le cose che posso cambiare
Il titolo del documentario richiama una riflessione della filosofa e attivista Angela Davis, che invita a non limitarsi ad accettare ciò che appare immutabile, ma a intervenire sulle situazioni che non si ritengono giuste.
È un principio che accompagna il percorso dei dieci protagonisti e che si traduce nella domanda fondamentale del film: quali comportamenti possiamo modificare, a partire dalla nostra esperienza quotidiana?
Il progetto non pretende di offrire risposte definitive. Punta piuttosto a mostrare come il confronto, l’ascolto e la capacità di mettere in discussione le proprie convinzioni possano contribuire a costruire una maggiore consapevolezza.
Un progetto nato dal lavoro nelle scuole
Le cose che posso cambiare rappresenta una nuova tappa di un percorso educativo e cinematografico avviato con Mi piace Spiderman… e allora?, cortometraggio diretto da Federico Micali e tratto dall’omonimo libro di Giorgia Vezzoli.
Dall’esperienza delle proiezioni del corto e dal confronto con insegnanti e famiglie è nata l’esigenza di sviluppare strumenti didattici dedicati al riconoscimento degli stereotipi di genere.
Con il sostegno del programma europeo CERV è stato quindi realizzato il progetto Stereotipi di genere, una piattaforma con materiali multimediali ed esercizi rivolti al mondo della scuola.
Proprio il lavoro svolto con studenti e studentesse ha contribuito alla nascita del nuovo documentario, trasformando le attività educative in un racconto cinematografico costruito attorno alle esperienze dei ragazzi.
Federico Micali e Serena Mannelli: chi sono gli autori
Federico Micali è un regista e sceneggiatore fiorentino che ha lavorato sia nel cinema di finzione sia nel documentario.
Tra i suoi film figurano L’Universale, dedicato alla storia dello storico cinema fiorentino, Firenze Sotto Vetro, realizzato attraverso testimonianze audiovisive raccolte durante il 2020, e Le Chiavi di una Storia – La Comunità dell’Isolotto.
Serena Mannelli è autrice, insegnante e operatrice teatrale. La sua attività unisce la ricerca artistica al lavoro educativo, con particolare attenzione al teatro contemporaneo e alla formazione.
I due autori hanno già collaborato a progetti dedicati agli stereotipi di genere, esperienza da cui si sviluppa anche Le cose che posso cambiare.
Il documentario è prodotto da DNArt, con Giovanni Ciardulli e Angelo Geniotal, con il sostegno della Regione Toscana e il supporto di ACF Fiorentina e Knauf Insulation.
Quando esce Le cose che posso cambiare?
La prima proiezione di Le cose che posso cambiare è in programma domenica 8 novembre 2026 alle ore 11, al cinema La Compagnia di Firenze, nell’ambito del Festival dei Popoli.
Il documentario tornerà poi al cinema La Compagnia con un appuntamento speciale a partire dal 24 novembre, in occasione delle iniziative legate alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
La distribuzione nazionale è prevista per marzo 2027.
Con un racconto affidato alle voci degli adolescenti, Le cose che posso cambiare propone un punto di vista sul tema della parità di genere: per riconoscere le radici delle disuguaglianze, forse, bisogna cominciare ad ascoltare chi sta ancora costruendo il proprio modo di vedere il mondo.




