
C’è un Francesco Totti che tutti conoscono: il numero 10 della Roma, il campione del mondo del 2006, il Capitano che il 28 maggio 2017 ha salutato il calcio davanti al suo Olimpico. E poi ce n’è un altro, quello che comincia esattamente il giorno successivo.
È questo Totti il protagonista di “Oltre. Uno si ritira e gli succede di tutto. Che poi tocca pure raccontarlo”, la nuova autobiografia scritta con Alessandro Alciato. Un racconto che parte da ciò che è accaduto dopo il calcio e attraversa anni complicati, tra famiglia, amore, lutti, momenti difficili e un rapporto con Roma diventato, a volte, persino soffocante.
Ma nel libro trovano spazio anche rivelazioni destinate a far discutere i tifosi: a 48 anni Totti ha realmente pensato di tornare a giocare in Serie A, dopo le proposte ricevute da Genoa e Como.
Totti poteva tornare in Serie A a 48 anni: le offerte di Genoa e Como
Non era una battuta e nemmeno una suggestione costruita a posteriori. Totti racconta di essere stato contattato concretamente e di avere persino iniziato ad allenarsi duramente prima di prendere una decisione.
All’epoca sulla panchina del Genoa sedeva Alberto Gilardino, suo compagno nella Nazionale campione del mondo nel 2006, mentre il Como era allenato da Cesc Fabregas.
Nel libro Totti ricostruisce integralmente quei giorni:
“Allenatore del Genoa era Alberto Gilardino, campione del mondo come me con l’Italia del 2006, mentre sulla panchina del Como c’era già Cesc Fabregas, uno dei grandi della storia del calcio. Gilardino aveva 42 anni, Fabregas 37, quindi avrei avuto rispettivamente 6 e 11 anni in più di chi era pagato per dirmi cosa fare. Non sono leggende metropolitane, è la pura verità. Incredibile, ma vera. Pazzesca. I primi a farsi avanti sono stati i dirigenti del Genoa, con cui ho parlato direttamente. Mi hanno posto una semplice domanda: ‘Ma allora, la vuoi fare o no questa nuova esperienza?’. Facevano sul serio. Ho preso del tempo per decidere e, prima di dare una risposta, ho cominciato a lavorare duramente. Proprio tanto. Marassi mi piaceva, è un bello stadio, all’inglese, con gente di passione, che segue le partite attaccata al campo. Senti il fiato sul collo. E poi proprio contro il Genoa avevo giocato la mia ultima partita con la maglia della Roma, vedi il destino. Gilardino qualche WhatsApp me lo mandava: ‘Allora?’. La testa diceva che avrei potuto accettare, il cuore no, poi si ribaltavano i ruoli, i pensieri frenavano e il battito accelerava, fatto sta che alla fine la conclusione era sempre la stessa, una domanda che mi ponevo da solo: ma si può giocare in una squadra che non sia la Roma? Avevo 48 anni, ma l’età in qualche modo si supera, si diventa più lenti però il piede non invecchia, tutti concordi: quello non ha bisogno del botox. La Roma era il punto. Non il problema, non lo sarà mai. Un tradimento sportivo non ha età, che siano 18 o 48 anni”.
Alla fine la risposta è stata no. Non tanto per l’età, almeno stando alle parole dell’ex capitano, quanto per qualcosa di molto più difficile da superare: indossare una maglia diversa da quella della Roma.
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Totti e Spalletti, cosa è successo dopo l’addio alla Roma
Tra le pagine più attese ci sono inevitabilmente quelle dedicate a Luciano Spalletti. Il rapporto tra l’allenatore e Totti ha segnato l’ultima parte della carriera del numero 10 e, dopo il ritiro, tra i due è calato un silenzio durato più di sei anni.
Il primo piccolo passo arriva nel novembre 2023, durante una visita della Nazionale all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Totti racconta:
“Le condizioni ideali per la pace tra me e lui sono in costruzione, giorno dopo giorno. Diciamo che abbiamo intrapreso un percorso oltre il silenzio che c’era. Dal 28 maggio 2017, giorno del mio ritiro forzato e per oltre sei anni, non ci siamo più visti né sentiti. Nel novembre 2023 qualcosa ha iniziato a muoversi”.
L’incontro è inevitabile e Totti lo descrive con una delle battute che hanno sempre caratterizzato il suo modo di raccontarsi:
“Quindi ho accettato l’invito, tanto prima o poi doveva succedere. Il mondo del calcio è piccolo. O lo saluto, o gli do ‘na capocciata. Ha pronunciato le parole giuste, per sdrammatizzare: ‘Dalla parte del cuore, ti do l’abbraccio? Dalla parte del cuore, via…’. Un cinque veloce. Un abbraccio. Si è trattato di un gesto fugace, nulla di più”.
Un anno e mezzo dopo arriva un altro incontro all’Olimpico, in occasione della finale di Coppa Italia tra Milan e Bologna. Ma il vero disgelo sembra cominciare durante le riprese di uno spot pubblicitario.
“Ognuno aveva il suo camper per cambiarsi e per truccarsi. Sono sceso dal mio e ho bussato al suo: ‘Apri, che c’hai paura?’. È sceso, ci siamo abbracciati, una cosa leggermente più vera rispetto a quella del Bambino Gesù. ‘Francesco, sei contento di fare lo spot con me?’. ‘Non vedevo l’ora. Comunque mi devi ringraziare, mister. Se avessi detto no io, non avrebbero preso neanche te’. Abbiamo lavorato insieme due giorni, è servito, ci siamo sciolti, abbiamo sorriso, di quei sorrisi spontanei, non comandati. Mi sono divertito. Devo dire che ne sono uscito più sereno”.
Le vecchie ferite, però, non sembrano completamente dimenticate. Durante un successivo incontro nella tenuta toscana di Spalletti il discorso torna inevitabilmente al passato:
‘Come allenatore era uno dei più forti, con me non si è comportato benissimo…’. ‘No, Francesco, è tutta colpa tua, sei tu che hai voluto il male mio e mi hai cacciato dalla Roma’. ‘Ma che stai a dì, mister? Hai fatto tutto da solo’. Non ne siamo usciti neanche lì, però il clima era decisamente più amichevole”.
L’incontro con Noemi e quel primo bacio a Roma
Oltre non è però soltanto calcio. Totti entra anche nella propria vita privata e racconta l’inizio della relazione con Noemi Bocchi, fino a un primo bacio descritto con emozione e con l’inevitabile paragone calcistico.
«Questo è il mio numero.» «E questo il mio». Era bionda, era bellissima, se ne accorgevano tutti. Era dolce, era intelligente, era interessante: bello scoprirlo pian piano, parlandole.
Il primo bacio è arrivato moltissimo tempo dopo. Vicino a Piazza del Popolo, in auto, come due ragazzini, nella penombra. C’avevo un po’ di paura, ero emozionato per davvero. Di baci ne avevo dati in vita mia, ma quello lo consideravo importantissimo. Mica potevo sbagliarlo, come il rigore contro l’Australia al Mondiale del 2006. Momenti fondamentali per il futuro, inni alla gioia.
Ho iniziato a essere assalito dai dubbi dell’adolescente. La bacio io o aspetto che lo faccia lei? Chiudo gli occhi o li tengo aperti? E se poi non le piace? La lingua ci va oppure no? E se qualcuno ci vede?
A quanto pare, ci siamo dati il bacio giusto al momento giusto. Con Roma sullo sfondo, e dentro di noi, e davanti a noi.
È uno dei passaggi che mostra maggiormente il tono personale del libro: il personaggio pubblico lascia spazio all’uomo, raccontando dubbi e insicurezze con la consueta ironia.
La morte del padre Enzo: “Il mondo è crollato”
C’è poi un Totti completamente diverso. Il passaggio dedicato alla morte del padre Enzo, lo “Sceriffo”, porta il racconto negli anni della pandemia e in uno dei momenti più dolorosi della sua vita.
La telefonata dall’ospedale viene ricordata quasi parola per parola:
«Pronto?». Dall’altra parte, per lunghissimi istanti, solo silenzio, brevemente spezzato da un respiro che non definirei pesante, semmai rispettoso, quasi trattenuto. «Pronto?».
«Purtroppo, Frà…». Appena ho sentito quel purtroppo, ho capito, il mondo è crollato. Era morto papà.
Me lo stava dicendo il dottore che lo aveva in cura allo Spallanzani di Roma, dov’era ricoverato. Forzando le proprie pause e le mie paure, con voce ferma e gentile.
Una persona che non sgarrava mai e che, puntuale, si faceva sentire per gli aggiornamenti tra le 19.30 e le 20, tutte le sere. Non so perché, ma le brutte notizie sono fucilate sparate sempre con largo anticipo, quella volta addirittura di sette ore. «Purtroppo, Frà, quando i pazienti vengono intubati, significa che è difficile tornare indietro».
Papà Enzo, il mitico Sceriffo, se n’era appena andato come aveva vissuto: senza parlare (lo faceva solo quando era strettamente necessario), se non con lo sguardo, con gli occhi.
Gli ultimi istanti li ha trascorsi attaccato a un macchinario che lo aiutava a respirare, prima che il Covid-19 gli strappasse anche la residua riserva di fiato, ostruendo in maniera codarda gli ingranaggi, i polmoni.
Eccola, la morte che mi ha cambiato la vita, che non è un controsenso, è pura angoscia.
“Oltre”, il Francesco Totti che comincia dopo il 28 maggio 2017
Il filo conduttore del libro è proprio quella data. 28 maggio 2017: Roma-Genoa, l’ultima partita, l’Olimpico in lacrime e la fine della carriera di uno dei numeri 10 più importanti del calcio italiano.
Ma Oltre sceglie deliberatamente di guardare a ciò che è successo dal 29 maggio in poi.
Il calcio rimane inevitabilmente presente, così come Roma. Ma accanto al Capitano emergono il padre, l’uomo vicino ai cinquant’anni, i tre figli, la paura durante il Covid, i momenti più complicati vissuti dopo il ritiro e una nuova relazione sentimentale.
Ed è probabilmente proprio questa la chiave del titolo: raccontare cosa succede a Francesco Totti quando Francesco Totti smette di essere un calciatore.
Tra un ritorno in Serie A che avrebbe avuto dell’incredibile, il rapporto mai semplice con Spalletti, la perdita del padre e l’incontro con Noemi, Oltre prova così a raccontare gli anni che il pubblico ha visto soltanto dall’esterno. Questa volta, a raccontarli, è direttamente lui.



