Sinner: Vi racconto perché ho aperto un vlog su YouTube

In attesa del suo esordio al Masters 1000 di Madrid, Jannik Sinner ha rilasciato un’intervista al Mundo Deportivo. Il numero uno del mondo trattato diversi argomenti, tra cui la capacità di evolvere come tennista, ma anche il rapporto con i social e le interviste. Ecco le parole del tennista italiano.
L’importanza di evolvere come tennista e la capacità di tornare più forte dopo ogni sconfitta: “Come tennista, cerchi sempre di migliorare e puoi sempre imparare cose nuove. Lo fanno tutti, non solo io. Anche chi si trova in fondo alla classifica può giocare molto bene, e ogni dettaglio può fare la differenza. Ad esempio, negli ultimi mesi ho lavorato molto sul mio servizio, mi sono concentrato su quello e continuo a farlo. L’evoluzione deve essere continua, non c’è un traguardo finale”.
Come non farsi sopraffare dalla frustrazione anche dopo sconfitte come quella al 5° set con Alcaraz al Roland Garros 2025: “La sconfitta è sempre un’opportunità per vincere. È chiaro che non posso pensare sempre in modo positivo ed essere felice. Mentirei se dicessi che è così, ma la cosa più importante nello sport è capire cosa ti è successo e andare avanti, questo è l’aspetto fondamentale. Hai portato a casa molto se riesci a dimenticare velocemente i pensieri negativi. Se non hai problemi fuori dal campo e se ti senti bene è un po’ più facile ribaltare le sconfitte e ripartire”.
Da dove nasce la scelta di aprire il vlog Youtube: “Non appartengo alla generazione di TikTok. Se ho bisogno di distrarmi durante un torneo, chiamo un amico, gioco alla PlayStation o guardo semplicemente YouTube per un po’. Mi piace guardare video lunghi in cui si trattano diversi argomenti, divulgazione scientifica, geopolitica e anche cose più profonde. Il mondo sta cambiando molto ed è importante essere informati su tutto. Guardo spesso anche interviste o vlog di altri atleti e credo sia bello condividere anche le mie esperienze. Ogni settimana vivo esperienze diverse, ambienti diversi, persone diverse. Andiamo nelle stesse città ogni anno, ma è bello conoscerle meglio ogni volta che torniamo, scoprire nuovi posti, esplorare meglio il territorio”.
La parte più brutta dei tornei: “Fare interviste è difficile, non posso negarlo. Non è tanto parlare coi giornalisti ma il rispondere spesso sempre alle stesse domande che talvolta più sopraffare, ma capisco che fa parte del mio lavoro”.




