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L’Orologio dell’Apocalisse avanza ancora: mai così vicino alla mezzanotte

Il Doomsday Clock (L’Orologio dell’Apocalisse) segna un nuovo punto critico. Il 27 gennaio le sue lancette sono state spostate in avanti di quattro secondi, arrivando a 85 secondi dalla mezzanotte, la distanza più ridotta mai registrata dalla sua creazione. Un valore che, secondo gli esperti, riflette un aumento complessivo dei rischi globali affrontati dall’umanità.

La decisione è stata presa dallo Science and Security Board del Bulletin of the Atomic Scientists, in collaborazione con un gruppo di consulenti internazionali che include anche otto Premi Nobel. L’orologio, come noto, non misura il tempo reale ma rappresenta in forma simbolica la probabilità di una crisi globale di proporzioni catastrofiche.

Un indicatore nato dall’era atomica

Il Bulletin of the Atomic Scientists nasce nel 1945, fondato da fisici coinvolti nel Progetto Manhattan all’indomani dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, con l’obiettivo di informare l’opinione pubblica sui rischi legati alle armi nucleari. Negli anni ha visto tra i suoi collaboratori figure storiche come Albert Einstein e J. Robert Oppenheimer.

Due anni dopo, nel 1947, viene introdotto il Doomsday Clock: inizialmente focalizzato esclusivamente sulla minaccia nucleare, nel tempo ha ampliato il proprio raggio d’azione includendo altri fattori di rischio generati dall’attività umana, come il cambiamento climatico, le armi biologiche e lo sviluppo non regolamentato dell’intelligenza artificiale.

Perché le lancette avanzano

Un anno fa l’orologio segnava 89 secondi alla mezzanotte. Il nuovo avanzamento a 85 secondi riflette, secondo il comitato scientifico, una combinazione di elementi: il persistere delle tensioni legate agli arsenali nucleari, l’aumento delle emissioni climalteranti, l’uso sempre più diffuso di tecnologie avanzate senza quadri normativi condivisi e una crescente difficoltà nella cooperazione internazionale.

Daniel Holz, professore di Fisica all’Università di Chicago e membro del comitato, ha sottolineato come la frammentazione del contesto globale renda più complessa la gestione delle grandi sfide comuni, che richiederebbero invece coordinamento e fiducia reciproca tra gli Stati.

Informazione, tecnologia e realtà condivisa

Tra i fattori di preoccupazione indicati dagli esperti compare anche la crisi dell’informazione, aggravata dalla diffusione rapida di contenuti fuorvianti e dall’uso di tecnologie capaci di amplificarne l’impatto. Secondo Maria Ressa, giornalista e Premio Nobel per la Pace, la difficoltà nel condividere fatti verificabili rende più complicata qualsiasi risposta collettiva a problemi globali, dalla sicurezza nucleare ai rischi climatici e tecnologici.

Il messaggio centrale è che, senza una base comune di conoscenze e dati affidabili, risulta difficile costruire strategie efficaci su scala internazionale.

Le possibili vie per ridurre il rischio

Nonostante il quadro complesso, il Bulletin sottolinea che invertire la tendenza è ancora possibile. Tra le azioni indicate figurano il rispetto delle moratorie sui test nucleari, la ripresa di dialoghi multilaterali sul controllo degli armamenti e la definizione di regole condivise per l’uso dell’intelligenza artificiale in ambito militare.

Particolare attenzione viene riservata anche alla ricerca biologica avanzata, inclusi studi su organismi sintetici potenzialmente rischiosi, per i quali diversi scienziati hanno chiesto maggiore prudenza e supervisione internazionale.

L’Orologio dell’Apocalisse non fornisce previsioni, ma lancia un segnale: secondo la comunità scientifica, il margine di sicurezza globale si sta riducendo e richiede risposte coordinate e basate su evidenze condivise.

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