Anche i ragni sognano? La scoperta degli scienziati sorprende

Anche i ragni dormono. Ma possono persino sognare come gli esseri umani? Può sembrare una domanda bizzarra, eppure è proprio questo uno degli interrogativi sollevati da una nuova ricerca scientifica che sta facendo discutere.
Un gruppo di studiosi dell’Università di Bonn, in Germania, ha scoperto che alcuni ragni attraversano diverse fasi del sonno, compresa una fase che presenta sorprendenti somiglianze con il sonno REM umano, quello frequentemente associato ai sogni.
La ricerca, pubblicata nell’ottobre 2026 sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), potrebbe cambiare il modo in cui comprendiamo il riposo degli invertebrati.
Ma c’è un particolare da chiarire subito: gli scienziati non hanno dimostrato che i ragni sognino davvero. La scoperta riguarda il loro comportamento durante il sonno e apre nuove domande su ciò che potrebbe avvenire nel loro sistema nervoso.
I ragni sognano? La scoperta dell’Università di Bonn
Per studiare il sonno dei ragni, i ricercatori hanno osservato una particolare specie australiana, chiamata Portia fimbriata.
Si tratta di un piccolo ragno saltatore, noto per le sue sofisticate tecniche di caccia e per la capacità di affrontare situazioni complesse.
Gli scienziati hanno monitorato questi animali durante il giorno e la notte, utilizzando registrazioni video ad alta risoluzione e telecamere a infrarossi.
L’obiettivo era comprendere se i periodi di immobilità osservati nei ragni fossero davvero forme di sonno oppure semplici momenti di riposo.
I risultati hanno fornito evidenze sperimentali di un sonno regolato, caratterizzato da due stati distinti.
In uno di questi stati sono stati osservati movimenti oculari e piccole contrazioni muscolari, caratteristiche che ricordano alcuni fenomeni associati alla fase REM negli esseri umani.
Cos’è il sonno REM e perché questa scoperta è così particolare?
Negli esseri umani il sonno non è una condizione uniforme. Durante la notte attraversiamo differenti fasi, che si alternano più volte.
Una di queste è il sonno REM, sigla che deriva dall’inglese Rapid Eye Movement, ovvero movimento rapido degli occhi.
In questa fase l’attività cerebrale presenta caratteristiche particolari e si verificano molti dei sogni più vividi che ricordiamo al risveglio.
Il sonno REM è stato studiato approfonditamente nei mammiferi e negli uccelli, ma comprendere se esistano stati simili in animali con sistemi nervosi molto differenti è una sfida scientifica.
La ricerca dell’Università di Bonn è importante proprio perché mostra che anche un piccolo ragno può presentare un’organizzazione del sonno più complessa di quanto si possa immaginare.
Questo non significa che il suo cervello funzioni come quello umano, né che i movimenti osservati siano necessariamente accompagnati da sogni.
Come hanno fatto gli scienziati a capire che i ragni dormivano davvero?
Una delle difficoltà principali nello studio del sonno animale è distinguere il vero riposo fisiologico dalla semplice inattività.
Un ragno fermo per diversi minuti, ad esempio, potrebbe essere addormentato, ma potrebbe anche stare aspettando una preda o mantenere una posizione di difesa.
Per questo i ricercatori non si sono limitati a filmare gli animali.
Hanno osservato gli esemplari di Portia fimbriata in contenitori sperimentali, registrando le variazioni nel comportamento durante il ciclo giorno-notte.
Successivamente hanno verificato la loro risposta a stimoli acustici, confrontando i tempi di reazione nei diversi stati comportamentali.
Hanno inoltre indagato un fenomeno chiamato recupero del sonno, verificando se gli animali tendessero a compensare un periodo di riposo interrotto.
Queste osservazioni hanno permesso di distinguere due stati di sonno e di fornire una conferma sperimentale molto più solida rispetto alla semplice osservazione di un ragno immobile.
Il protagonista della ricerca è un ragno davvero particolare
La specie scelta dagli studiosi non è casuale.
Il Portia fimbriata appartiene a un gruppo di ragni saltatori conosciuti per strategie di caccia particolarmente elaborate.
Questi piccoli predatori si nutrono anche di altri ragni e possono utilizzare comportamenti ingannevoli per avvicinare le proprie prede.
In alcune situazioni, ad esempio, imitano le vibrazioni prodotte da insetti intrappolati in una ragnatela, attirando il ragno che la abita.
Una strategia sorprendente, soprattutto considerando che stiamo parlando di animali con un sistema nervoso molto diverso dal nostro.
Secondo l’Università di Bonn, un esemplare adulto può avere dimensioni complessive paragonabili a quelle di una moneta da un euro.
La combinazione tra capacità di caccia, comportamento complesso e caratteristiche visive rende questa specie particolarmente interessante per studiare il rapporto tra sonno e capacità cognitive.
Se i ragni hanno una fase simile alla REM, significa che sognano?
È la domanda più affascinante, ma anche quella alla quale gli scienziati non possono ancora dare una risposta definitiva.
Negli esseri umani, la fase REM è frequentemente associata all’attività onirica. Tuttavia, osservare movimenti simili a quelli della REM in un altro animale non basta per dimostrare che stia sognando.
Per studiare direttamente i processi nervosi coinvolti sarebbero necessarie ulteriori misurazioni, comprese analisi dell’attività cerebrale.
Nel caso di questa ricerca, gli studiosi hanno utilizzato principalmente osservazioni comportamentali, senza misurare direttamente ciò che accadeva nel sistema nervoso dei ragni durante il sonno.
Non sappiamo quindi se questi animali rivivano esperienze, elaborino ricordi o possiedano forme di esperienza simili ai sogni.
La possibilità resta un interrogativo scientifico, non una conclusione già dimostrata.
Perché studiare il sonno dei ragni potrebbe essere importante anche per noi
La ricerca non riguarda soltanto una curiosità del mondo animale.
Comprendere come dormono organismi così diversi dagli esseri umani potrebbe aiutare gli scienziati a ricostruire l’evoluzione del sonno.
Se stati di riposo complessi fossero diffusi anche tra animali dotati di sistemi nervosi molto differenti, potrebbe significare che alcune funzioni fondamentali del sonno siano particolarmente antiche oppure che si siano evolute più volte.
Gli studiosi intendono ora approfondire il comportamento di altre specie di ragni e confrontare il sonno osservato in laboratorio con quello degli animali nel loro ambiente naturale.
Un altro obiettivo riguarda il possibile rapporto tra riposo, apprendimento e capacità cognitive.
Tra gli aspetti da indagare figura anche l’impatto dell’illuminazione artificiale notturna, che potrebbe interferire con i normali ritmi biologici di numerosi artropodi.
Una scoperta che cambia il nostro modo di guardare i ragni
Per molte persone i ragni sono soprattutto animali da evitare, piccoli ospiti indesiderati che compaiono negli angoli delle abitazioni.
In realtà rappresentano un gruppo estremamente diversificato, caratterizzato da adattamenti e comportamenti sorprendenti.
La scoperta dell’Università di Bonn ci ricorda quanto ancora ci sia da conoscere sul mondo animale, anche quando si tratta di creature che incontriamo frequentemente.
La risposta alla domanda iniziale, per ora, resta aperta: non sappiamo se i ragni sognino, ma abbiamo nuove prove che almeno alcune specie attraversano fasi di sonno sorprendentemente articolate.
E forse è proprio questo l’aspetto più affascinante della ricerca: anche un minuscolo ragno può nascondere misteri biologici che gli esseri umani stanno appena iniziando a comprendere.




