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Lupin III conquista Romics: il mito del ladro gentiluomo non invecchia mai

Lupin III torna a prendersi la scena. A più di cinquant’anni dal suo debutto televisivo, il ladro gentiluomo continua a essere uno dei personaggi più riconoscibili e amati dell’animazione giapponese. E alla 37ª edizione di Romics, in programma fino al 4 ottobre a Fiera Roma, è proprio lui uno dei grandi protagonisti.

L’immagine ufficiale dell’edizione celebra infatti LUPIN THE IIIRD – La stirpe immortale, il più recente capitolo cinematografico della saga firmata da Takeshi Koike, regista, animatore e character designer giapponese premiato quest’anno con il Romics d’Oro.

Un incontro tra passato e presente che racconta bene uno dei segreti di Lupin: cambiano gli anni, cambiano gli stili e cambiano gli spettatori, ma il personaggio creato da Monkey Punch sembra non perdere mai il suo fascino.

Lupin III protagonista a Romics

Romics ha scelto Lupin III come protagonista della campagna della sua 37ª edizione, rendendo omaggio contemporaneamente al celebre personaggio e al lavoro realizzato da Takeshi Koike.

Il festival ospita infatti uno speciale exhibit dedicato ai cinque film di Lupin III firmati da Koike, con artwork e sketch legati alle pellicole, character profile ufficiali, poster giapponesi e altri materiali provenienti dall’universo della serie.

Particolare attenzione è dedicata proprio a LUPIN THE IIIRD – La stirpe immortale, quinto capitolo del percorso cinematografico costruito dal regista intorno ai personaggi creati da Monkey Punch.

Chi è Takeshi Koike

Nato a Yamagata nel 1968, Takeshi Koike è uno dei nomi più riconoscibili dell’animazione giapponese contemporanea.

Il suo stile è caratterizzato da un tratto estremamente dinamico, personaggi molto espressivi e una forte attenzione all’impatto visivo. Nel corso della sua carriera ha diretto opere come World Record, episodio di The Animatrix, e soprattutto Redline, diventato negli anni un titolo di culto tra gli appassionati di animazione.

Con LUPIN THE IIIRD, Koike ha avuto però un compito particolarmente delicato: mettere le mani su personaggi conosciuti da generazioni di spettatori senza limitarsi a riproporne semplicemente l’immagine più famosa.

La sua interpretazione recupera infatti un Lupin più adulto, duro e stilizzato, avvicinandosi per diversi aspetti allo spirito originale del manga di Monkey Punch.

Un Lupin diverso da quello che molti ricordano in TV

Per una parte del pubblico italiano Lupin III rimane inevitabilmente legato alle storiche serie animate trasmesse per decenni in televisione.

Il Lupin di Koike mostra invece un’altra faccia del personaggio. L’atmosfera diventa più cinematografica, il tratto più aggressivo e le storie assumono tonalità decisamente adulte.

Il progetto ha progressivamente messo al centro i principali protagonisti dell’universo di Lupin, passando da Daisuke Jigen a Goemon Ishikawa, da Fujiko Mine fino a Koichi Zenigata, per arrivare al nuovo capitolo dedicato direttamente a Lupin.

Non si tratta quindi soltanto di modernizzare graficamente un classico, ma di reinterpretarne l’identità senza cancellare ciò che lo ha reso famoso.

Perché Lupin III continua a funzionare dopo oltre cinquant’anni?

Probabilmente perché Lupin è un personaggio sorprendentemente difficile da rinchiudere in una sola epoca.

È ladro, avventuriero, seduttore, antieroe e protagonista di storie capaci di passare dalla commedia all’azione, dal thriller allo spionaggio. Questa elasticità ha permesso agli autori che si sono succeduti negli anni di cambiare ambientazioni, tono e persino stile grafico senza perdere completamente l’identità del personaggio.

E poi c’è il gruppo che lo accompagna. Jigen, Goemon, Fujiko e Zenigata non sono semplicemente comprimari: sono diventati a loro volta icone e contribuiscono a creare quella particolare alchimia che rende immediatamente riconoscibile una storia di Lupin III.

Domenica 4 ottobre l’ultimo appuntamento a Romics

Chi visita Romics nell’ultima giornata della manifestazione può ancora vedere l’exhibit Takeshi Koike e Lupin III, allestito nel Padiglione 5 dell’Area Mostre.

Alle 15:00 è inoltre prevista una signing session con Takeshi Koike. Le prenotazioni per l’incontro risultano già esaurite, ulteriore dimostrazione dell’interesse che il regista e il suo lavoro su Lupin continuano a suscitare tra gli appassionati.

Da Monkey Punch a una nuova generazione di spettatori

Forse è proprio la presenza di Lupin III a Romics a raccontare meglio di qualsiasi anniversario la longevità del personaggio.

Chi lo ha scoperto decenni fa davanti alla televisione si trova oggi accanto a spettatori che lo hanno conosciuto attraverso produzioni molto più recenti. Nel frattempo Lupin cambia volto, attraversa nuovi linguaggi e viene reinterpretato da autori come Takeshi Koike.

Ma alla fine torna sempre a essere Lupin: imprevedibile, ironico, elegante e con un piano apparentemente impossibile da portare a termine.

E voi quale Lupin preferite: quello delle serie storiche o la versione più adulta e cinematografica di Takeshi Koike?

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