Il cioccolato fondente è un elisir di lunga vita

Amate il cioccolato fondente? Leggete con attenzione e non ve ne pentirete.
Il legame tra nutrizione e salute nel lungo periodo continua a essere uno dei filoni più studiati dalla ricerca scientifica. Sempre più evidenze suggeriscono che ciò che mangiamo influisca non solo sul benessere quotidiano, ma anche sui processi di invecchiamento dell’organismo. In questo contesto, un nuovo studio riporta l’attenzione su un alimento molto diffuso e spesso al centro di dibattiti contrastanti: il cioccolato fondente.
Alla base di questi studi ci sono i fitonutrienti, sostanze bioattive presenti in alimenti di origine vegetale come frutta, verdura, legumi, cereali integrali, erbe e spezie. Tra questi composti figurano polifenoli, flavonoidi e alcaloidi, noti per il loro potenziale ruolo nel contrastare l’infiammazione e i meccanismi associati alle malattie croniche.
Il ruolo della teobromina
L’attenzione dei ricercatori si è concentrata in particolare sulla teobromina, un alcaloide naturalmente presente nel cacao e quindi nel cioccolato fondente. Già conosciuta per i suoi effetti positivi sul sistema cardiovascolare e per alcune proprietà neuroprotettive negli esseri umani, la teobromina è stata ora associata anche a parametri legati all’invecchiamento biologico. È bene ricordare che questa sostanza risulta invece tossica per i cani, motivo per cui il cioccolato non deve mai essere somministrato agli animali.
Secondo i risultati dello studio, livelli più elevati di teobromina nel sangue sembrano essere correlati a un’età biologica inferiore rispetto a quella anagrafica, suggerendo un possibile ruolo nel mantenimento di una migliore funzionalità dell’organismo nel tempo.
Come è stato condotto lo studio
La ricerca, condotta da un team del King’s College di Londra e pubblicata sulla rivista scientifica Aging, ha analizzato i dati di circa 1.700 soggetti, provenienti da due diversi database. Gli scienziati hanno messo a confronto i livelli ematici di teobromina con specifici marcatori biologici dell’invecchiamento, utilizzati per stimare lo stato di salute “reale” del corpo, al di là dell’età cronologica.
Per farlo sono stati impiegati due approcci distinti: uno basato sull’analisi delle modificazioni chimiche del DNA, utili per valutare la velocità di invecchiamento cellulare, e un altro focalizzato sulla lunghezza dei telomeri, le strutture che proteggono le estremità dei cromosomi e che tendono ad accorciarsi con l’età.
I risultati hanno evidenziato una correlazione significativa tra la presenza di teobromina e indicatori di un invecchiamento biologico più lento.
Le conclusioni dei ricercatori
“Il nostro studio ha individuato un legame tra un componente chiave del cioccolato fondente, e cioè la teobromina, e il mantenimento di un aspetto giovane più a lungo” ha commentato la professoressa Jordana Bell, autrice senior dell’articolo e docente di epigenomica al King’s College di Londra. “Questa ricerca può aiutarci a comprendere come gli alimenti di uso quotidiano possano fornire indizi per una vita più sana e più lunga“.
La ricercatrice ha però sottolineato la necessità di interpretare i dati con cautela, chiarendo che i risultati non vanno letti come un invito ad aumentare il consumo di cioccolato fondente (peccato! ndr), che resta un alimento calorico e contenente zuccheri, seppur in quantità variabili a seconda della composizione.
Lo studio apre comunque nuove prospettive sul ruolo di singoli composti alimentari nei processi di invecchiamento, rafforzando l’idea che la longevità non dipenda da soluzioni miracolose, ma da un insieme di fattori quotidiani, tra cui le scelte alimentari.



