Fabri Fibra premiato al Tenco: Cresciuta la credibilità del rap

Fabri Fibra ha ricevuto il Premio Tenco alla carriera. Prima dello show della serata finale del premio, che si è tenuto al Teatro Ariston, il rapper ha incontrato la stampa, trattando diversi argomenti. Fra questi, l’artista ha parlato proprio dell’evoluzione del rap e del suo status autoriale. Ecco le sue parole, riportate da La Repubblica.
Che effetto fa ricevere il premio alla carriera in uno spazio come il Tenco, solitamente riservato ai cantautori: “Non sono stupito. I segnali della crescita del rap come musica d’autore sono sotto gli occhi di tutti da anni. E’ cresciuto il pubblico, sono cresciuti i budget, i contratti, la presenza nelle classifiche. Sono cresciuti anche i rapper e mi sembra naturale che cresca la credibilità del genere. Quello che sta arrivando al Tenco è il rap conscious, quello che più si avvicina al cantautorato, quando è accompagnato dalla credibilità, che è il superpotere dell’artista”.
Ha detto che fa musica per quarantenni: “Quando ho iniziato facevo dischi che erano quasi l’11 settembre della discografia, erano tutta provocazione. Poi, superati i 40 anni, non potevo più usare certi vocaboli e ho dovuto trovare altri linguaggi e altre metafore. A un certo punto è stata attaccata molto la trap. Ma quella è una musica fatta da ventenni per quindicenni, un po’ infantile nei contenuti e va bene così. Ma un quarantenne che va al lavoro non ascolta quella musica: in macchina, sulla metro, a casa, ascolta altro. Io voglio fare musica per quelle persone: cerco di raccontare chi affronta ogni giorno la realtà”.
Se il rap ha perso la carica antagonistica che aveva qualche anno fa: “Il prezzo che ha pagato il rap è stato adeguarsi un po’ al sistema e perdere il suo aspetto più pericoloso e scorretto. Però il messaggio resta: non serve una preparazione culturale o musicale eccezionale. Se hai una storia forte da raccontare e sai dirla, puoi farcela. E’ vero, il rap di oggi è più innocuo rispetto a quello di vent’anni fa, ma dipende sempre dall’artista e da quanto riesce a non farsi comprare”.




