Videogiochi

Code Vein 2: la recensione di Voto 10

Quando Code Vein uscì nel 2019, il paragone era inevitabile: un Soulslike in salsa anime, affascinante nello stile ma acerbo nelle idee. Un gioco che provava a ritagliarsi uno spazio accanto a giganti come Dark Souls e Bloodborne, senza riuscire davvero a reggere il confronto. Per questo motivo, ammettere che Code Vein 2 è un gran bel gioco sorprende forse più chi scrive che chi legge.

Il sequel prende una direzione più ambiziosa e guarda apertamente a Elden Ring, abbracciando una struttura open world e una libertà di costruzione del personaggio molto più ampia. Ma la sua vera forza sta nel non limitarsi a imitare: Code Vein 2 trova finalmente una voce propria, liberandosi sia dal peso del predecessore sia da quello dei suoi modelli di riferimento.

Un mondo spezzato tra passato e presente

Dopo un editor del personaggio ancora più dettagliato (e vistosamente sopra le righe), il gioco ti catapulta subito in una missione classica ma sentita: salvare il mondo. La realtà è devastata dalla Rinascita, una catastrofe ciclica, e l’unico modo per fermarla è viaggiare nel Passato, influenzando gli eventi che hanno portato alla rovina del Presente.

L’area principale, chiamata La Frontiera, è divisa in tre grandi regioni, ognuna legata a un Eroe sigillato cento anni prima. Ogni zona esiste in due versioni temporali: passato e presente. Le mappe restano riconoscibili, ma nemici, atmosfera e dettagli visivi cambiano, e alcune scelte narrative modificano concretamente l’aspetto del mondo attuale.

L’esplorazione non è libera e imprevedibile come nelle Lands Between (L’Interregno) di Elden Ring, ma evita anche la rigidità da lista di attività. Qui esplorare serve a rendere il viaggio più gestibile: nuove “Forme” di combattimento, potenziamenti, buff regionali che migliorano rigenerazione o resistenza. In pratica, è il giocatore a decidere quanto “addolcire” la difficoltà investendo tempo nel mondo.

E se vuoi concentrarti solo sulla storia principale, puoi farlo senza penalizzazioni: l’esplorazione è sempre opzionale.

Una moto gotica e il piacere del viaggio

Il mezzo di trasporto principale è una moto dallo stile gotico-barocco, evocabile quasi ovunque. Serve per attraversare autostrade distrutte e binari abbandonati, ma anche per assaporare il mondo: pioggia che schizza sull’asfalto, luce che filtra tra alberi invasi dalla vegetazione, silenzi interrotti solo dal motore.

Non è solo estetica. La moto può travolgere i nemici, planare per raggiungere zone altrimenti irraggiungibili e stimola continuamente la curiosità del giocatore. Qualche muro invisibile c’è, ma il solo fatto di poter “volare” invita a sperimentare.

Nemici e boss: luci e ombre

I nemici comuni svolgono il loro lavoro, ma soffrono di scarsa varietà. Le regioni introducono variazioni (come avversari che si rianimano), ma la base resta simile. Anche molti boss secondari sono versioni potenziate di nemici standard.

Peggio ancora fanno alcuni nemici giganteschi, che mettono in crisi la telecamera e rendono gli scontri più frustranti che epici.

I boss principali, invece, sono eccellenti. Pochi ma memorabili, costruiti con una forte preparazione narrativa e una grande varietà meccanica. Sono senza dubbio uno dei punti più alti del gioco.

Personaggi che finalmente lasciano il segno

Se il primo Code Vein falliva nel creare personaggi memorabili, il sequel ribalta completamente la situazione. Il cast non è perfetto, ma è molto più umano e sfaccettato, al punto da creare un reale coinvolgimento emotivo.

I partner ora sono davvero utili in combattimento e possono essere assimilati, permettendoti di giocare in solitaria con dei bonus per le statistiche. Viaggiare nel passato degli Eroi, combattere al loro fianco e scoprire cosa li ha condotti alla dannazione rende ogni scontro finale emotivamente carico.

Il personaggio di Josée spicca su tutti: il modo in cui le sue scelte vengono alterate dal giocatore e come questo influisce anche sul suo stile di combattimento la rendono una delle figure più riuscite del gioco.

Il viaggio nel tempo non è solo un espediente narrativo, ma il cuore dell’esperienza. Passare così tanto tempo con un cast ristretto crea un legame naturale, e il ritmo della storia evita che qualcuno venga messo in secondo piano troppo a lungo.

Conclusioni

Code Vein 2 non reinventa il genere, né diventerà il nuovo volto dei Soulslike. Ma prende idee già viste e le sviluppa con coerenza, coraggio e personalità, riuscendo finalmente a distinguersi. Le sue meccaniche originali, unite a personaggi sorprendentemente solidi, creano un equilibrio raro tra gameplay e narrazione.

Un banchetto oscuro, sanguinoso e decisamente più riuscito di quanto chiunque potesse aspettarsi.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio